Pecore senza pastore

(Nell’immagine, Giovanni Gasparro, San Nicola di Bari schiaffeggia l’eresiarca Ario, Olio su tela, 100 X 120 cm, 2016. Vienna, collezione privata. Image copyright © Archivio dell’Arte / Luciano e Marco Pedicini)
Sono molte di più del numero che il potere vuole far credere le persone che strenuamente non cedono alla stretta micidiale che si sta operando sulle loro vite. Altrimenti, non si spiegherebbero i proclami, gli avvertimenti, i ricatti e le intimidazioni che vengono operate. I negazionisti o complottisti, come il potere li fa chiamare dalla sua informazione, in molti casi sono costretti a rompere legami di amicizia e familiari, a mettere a repentaglio il loro lavoro, unica fonte della loro sopravvivenza, a non curarsi, per non rimanere imbrigiati nelle schedature, a non usufruire di tutti i loro sacrosanti ed elementari diritti. Tutto questo, in una cornice che non ha paragone nel mondo occidentale. L’Italia è diventata, come la definisce il Washington Post, un grande laboratorio politico. Sembra si voglia determinare fino a che punto può spingersi il controllo sociale e il conseguente imbarbarimento della società. Ciò nonostante, il potere non sa più che cos’altro inventarsi per redimere i non allineati e farli soggiacere al pensiero unico dominante. Dopo la terza o la quarta dose, s’inventerà chiusure solo per loro? Impedirà loro l’accesso a servizi essenziali? Li confinerà in aree abitative a loro destinate, per proteggere gli altri? E’ possibile.
Si può legittimamente pensare che il potere non abbia ancora introdotto l’obbligatorietà del veleno chiamato vaccino, non perché sa che questo costituirebbe l’ennesimo e forse definitivo attentato alla Costituzione (art. 32, 2° co.) – un potere che a tutt’oggi abiura i protocolli di cura domiciliari che guariscono dal Covid-19 e dalle sue varianti, è talmente cinico che questo problema neanche se lo pone – ma perché ha bisogno di attribuire ad una parte il fallimento della sua tecno-politica. Fallimento che giorno dopo giorno diventa sempre più corposo ed evidente, considerato il numero straordinariamente elevato dei decessi e degli eventi avversi causati dall’inoculazione di un farmaco che nuoce gravemente sulla salute degli individui e il numero dei cosiddetti contagiati ed ospedalizzati, che nella loro maggioranza si sono fatti inoculare la prima e/o la seconda dose del vaccino. Strano? No. Previsto (https://www.daniloquinto.it/vogliono-inoculare-il-veleno-anche-ai-bambini/). Il potere ha bisogno di creare due fazioni. Da una parte i buoni, che devono essere tutelati e difesi dai cattivi. Il gioco è scoperto, palese ormai. Così come al potere è indispensabile, senza una palusibile ragione scientifica, aggredire con l’inoculazione del veleno quella fetta della popolazione finora risparmiata, i bambini.
Le persone che si oppongono a questa strategia cruidele non stanno facendo solo resistenza. Stanno subendo, con dignità, una forma di martirio. I primi a non vederlo sono quei membri della gerarchia ecclesiastica, che nella sua quasi totalità è appiattita su posizioni comode e servili nei confronti del potere, rispetto al quale svolge un gioco di sponda. Non soccorrono, non aiutano, si disinteressano delle sorti di coloro che si sentono profondamente soli in questa battaglia impari contro le forze del Male. Assecondano un disegno che trova il suo fondamento nella diffusione della paura di morire, come se Gesù non abbia insegnato agli uomini di tutti i tempi che la vita npuò comportare anche la morte, se questa è necessaria per un bene più grande: la Verità.
San Matteo, nel suo Vangelo (9, 35-36), racconta che “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Gesù “si commosse nelle viscere” (così nel testo originario greco) vedendo il popolo, perché i suoi pastori, invece di guidarlo e averne cura, lo allontanavano dalla giusta via, comportandosi più come lupi che come veri pastori. Consoliamoci, così. Tenendo sempre presente, nella desolazione che ci circonda, che c’è Nostro Signore che ci ama e, come una madre o un padre che vedono il primo sguardo del loro figlio che apre per la prima volta i suoi occhi smarriti sul mondo, si commuove nelle Sue viscere per noi.
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